Comune di Ponte di Piave


November 21, 1997

COMUNE DI PONTE DI PIAVE

PROVINCIA DI TREVISO

N. 48 Reg. Del.

VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

Sessione straordinaria - Seduta di 1^ Convocazione

OGGETTO: ODG ANCI VENETO "DOCUMENTO DI SOLIDARIETA' PER IL POPOLO ARMENO"

L'anno millenovencentonovantasette, addì 26 del Mese di Novembre alle ore 20.30, nella sala delle adunanze, per determinazione del Sindaco e con avvisi scritti in data Eseguito l'appello risultano:

1. Marin Gianni - Presenti
2. Lorenzon Mirco - Presenti
3. Alberti Elivira - Presenti
4. Martin Luciano - Presenti
5. Roma Luciano - Presenti
6. Mazzariol Romando - Presenti
7. Sari Fiorenzo - Presenti
8. Marchetto Enrico - Presenti
9. Nardo Susanna - Presenti
10. Spinato Anna Maria - Presenti
11. Lorenzon Renzo - Presenti
12. Guerra Dino - Presenti
13. Roma Fiorenzo - Presenti
14. Nardi Maurizio - Presenti
15. Dal Pizzol Lorenzo - Presenti
16. Zago Giuseppe - Presenti
17. Tommaseo Ponzetta Alvise - Presenti

REFERTO DI PUBBLICAZIONE
(Artt. 46 e 47 L. 142/1990)

Il Sottoscritto Segretario comunale certifica che copia della presente deliberazione viene affissa all'Albo Pretorio il giorno 19 Dec. 1997 e vi rimarrà per 15 giorni consecutivi.

Lì, 19 Dec. 1997

IL SEGRETARIO
Dr. Vito MESSINA

N. 48 del 26 Novembre 1997

OGGETTO: ODG ANCI VENETO "DOCUMENTO DI SOLIDARIETA' PER IL POPOLO ARMENO"

IL PRESIDENTE

Cede la parola al Cons. Guerra il quale illustra brevemente il testo del documento da approvare.

Intervengono:

Cos. Alberti - Si rommarica con la maggioranza per essersi astenuta dalla votazione dell'ODG relativo alle elezioni del Parlamento Padano, che riguarda problemi dell'Italia, mentre ora ci si appresta a votare un ODG riguardante popolo armeno.

Visto che non si fa political parliama delle nostre cose prima di parlare dellcose deligi altri.

Sindaco - riafferma la scelta del Consiglio comunale di esprimersi su temi universarli de diritti del popoli e sul problem I umanitari. Il gruppo di maggioranza non intende esprimere valuazioni su iniziative politiche espresse dai partili. Pone in votazione l'approvazione dell'ODG sul popolo armeno. L'ODG viene approvato all'unanimità di voti.

COMMEMORAZIONE DEL GENOCIDIO DEGL ARMENI

IL CONSIGLIO COMUNALE

Ricordata che ricorre l'anniversario dello sterminio del popolo armeno, programmato, organizzato e realizzato dal Governo dei "Giovani Turchi" nel 1915.

Affermato che non c'erano, non ci sono e non ci saranno popoli criminali. Criminali sono gli organizzatori, ì leadar, ì governi, ì regimi quando seminano la diffidenza e l'ostilità tra I popoli.

Evidenziato che il crimine più feroce, disumano è il GENOCIDIO, perchè ha come scopo non solo il massacro delle persone, ma anche l'eliminazione del patrimonio genetico di un popolo, di una intera cultura, è questo un crimine contro l'umanità, la natura, il futuro.

Riconosciuto che la Turchia, per entrare nella Comunità Europea, dovrà liberarsi del fardello costituito dal genocidio del Popolo Armeno così come ha fatto la Germania che, riconoscendo l'Olocausto Ebraico, si è liberata da un insopportabile peso morale. Il riconoscimento del Genocidio degli Armeni servirebbe sia al popolo turco che a quello armeno: è ugualmente duro sia vivere come vittima che come colpevole.

Preso atto che il riconoscimento del Genocidio aiuterebbe a risolvere molti problemi nella Regione del caucaso che, essendo l'incrocio di molti interessi politici, economici e religiosi, rapresenta una delle zone più a rischio per la pace mondiale.

Riconosciuto necesario che l'opinione pubblica mondiale intervenga esprimendosi a favore della giustizia per quanto è avvenuto al Popolo Armeno, così come ha fatto verso l'Olocausto Ebraico.

Rivolge un appello alle antorità del mondo politico italiano chiedendo il riconoscimento ufficiale degli Armeni del 1915, così come hanno già fatto diversi altri paesi (Argentina, Grecia, Cipro, Russia, Uruguay, libano, il Senato ed il Congresso degli Stati Uniti) ed organizzazioni internazionali (Sottocommissione per I Diritti Umani dell' ONU, il Tribunale Permanente dei Popoli, l'Assemblea Mondiale del Consiglio della Chiesa), ed il Parlamento Europeo che già nel 1987 ha dichiarato: "Durante la Prima Guerra Mondiale i massacri perpetrati dalla Turchia costituiscono crimini riconosciuti dall' ONU come GENOCIDIO. La Turchia è obbligata a riconoscere tale genocidio e le sue conseguenze".

Ricorda la sensibilità del popolo italino che si è sempre attivato per fornire assistenza ai popoli in difficoltà: un esempio è stata la solidarietà espressa nell' assistere l'Armenia in seguito al Terremoto del 1988.

Conferma l'attualità delle parole di Giacomo Guerrini, Console Generale d'Italia in Trebisonda nel 1915: "La Questione Armena non è morta. Anzi, essa risorge e si mantiene viva, perchè la giustizia internazionale, anche se un ritardo, ho fede che finirà per imporsi... Spero che l'auspicata avvenimento... si realizzerà, e lo augura di gran cuore; come spero e auguro che a cio possa contribuire principalemente l'Italia...".

Auspica che gli strumenti democratici della Repubblica Italiana concorrano a rendere giustizia al Popolo Armeno.

SCHEDA SULL'ARMENIA E SUL GENOCIDIO DEL POPOLO ARMENO

Dal punto di vista geografico, l'Armenia è un territorio situato fra l'Eufrate e il Caucaso, attorno ai laghi di Van, di Sevan e di Urmià.

Questa regione di altopiani, solcata da valli profonde, costituisce da millenni il focolare del popolo armeno. Tenuti insieme dalla cultura, dalla lingua - un ceppo indoeuropeo isolato - e dalla religione - un ramo del critianesimo, autocefalo dal VI secolo - gli armeni sono riusciti ad attraversare I secoli, nonostane lunghi periodi di soggezione o di divisione fra imperi rivali. L'ultimo regno sul suolo storico risale all'XI secolo, e fu seguito dalla creazione di un fiorente regna armeno in Cilicia (di fronte all'isola di Cipro), che scomparve nel 1375. Non ci fu più per gli armeni alcuna struttura statale indipendente fino al 1918.

Il popolo armeno rimase diviso per secoli fra gli imperi ottomano e persiano. All'inizio del secolo XIX, le armate russe oltrepassarono il Caucaso e conquistarono la maggio parte dell'Armenia persiana; da allora, la presenaza armena si divide essenzialmente fra la Russia e l'impero ottomano, con una parte più debole in Iran.

Nell'impero russo, l'Armenia chiamata orientale si estendeva sulla riva sinistra dell'Arasse, ma il centro intellettuale più attivo era Tiflis, e colonie numerose erano impiantate nel Caucaso del Nord, in Crimea e anche a Mosca. Le condizioni di vita e di sviluppo seguivano le peripezie della politica zarista.

La maggioranza degli armeni si trovava nell'impero ottomano, essenzialmente a est dell'Eufrate (Armenia occidentale) e nell'angolo nord-orientale del Mediterraneo (Cilicia), con altre importanti communità disperse su tutto il territorio, in particolare a Costantinopoli, dove il patriarca era il rappresentante dell'intero popolo davanti alle autorità. Finchè il sultanato si sentiva forte, la protezione delle minoranze era abbastanza assicurata, in cambio di uno statuto di inferiorità e di qualche occasionale angheria. La dichiarazione d'indipendenza della Grezia nel 1821 segnò l'inizio dello smembramento dell'impero. La decadenza si andò accelerando, e il "malato d'Europa" sopravvisse solo a causa delle rivalità fra le potenze europee, orgnuna delle quali temeva che alla sua caduta esso finisse nelle mani dell'altra. Inoltre, francesi e inglesi vedevano nel sultanato un bastione da fortificare contro le ambizioni russe (di qui la guerra di Crimea).

Nel 1876, con l'ascesa del trono del Sultano Abdul - Hamid l'impero ottomano contava al suo interno numerose minoranze cristiane, in Europea (Serbi, Bulgari...) e in Asia minore, dove greci, assiri e armeni erano le popolazioni autoctone.

Il regno cominciò con una pesante sconfitta di fronte all Russia. Le conseguenze tuttavia non furono gravi, perchè al Congresso di Berlino (1878) il primo ministro inglese Disraeli spinse al massimo la tradizione turcofila della diplomazia britannica. Per quanto riguarda gli armeni, l'articolo 61 esigeva delle riforme che garantissero loro la sicurezza, ma il controllo di esse si sarebbe rivelato del tutto inefficace. In cambio, Londra ottenne l'isola di Cipro.

L'inizio del processo di sterminio si può situare nel 1894. In quell'anno ebbe luogo il primo massacro sistematico e pianificato, nella regione di Sassun, a ovest del lago di Van. L'anno successivo, Abdul-Hamid tento di realizzare il suo piano: l'eliminazione totale degli armeni dell'impero ottomano. In tutte le regioni da loro abitate, false dicerie concernenti pseudo-complotti alimentavano il fanatismo della popolazione musulmana, che si abbandonava allora al massacros sotto l'occhio indifferente o complice delle autorità. Fra il 1894 e il 1896 si contanto fra le due e le trecentomila vittime, alle quali bisogna aggiungere decine di migliaia di conversioni forzate all'Islam e centinaia di migliaia di emigrati in fuga dall'impero: un verso salasso.

L'ingranaggio era avviato. Sarebbe proseguito inesorabilmente per tre decenni e sotto tre regimi politici differenti. Magrado le prese di posizione di parecchi intellettuali, l'Europa reagi piuttosto tiepidamente, il che incoraggiò il "sultano rosso". A questo punto, cominciò a organizzarsi la resistenza presso gli armeni. Parallelamente, da parte turca, alcuni circoli nazionalisti si agitavano per l'incapacità del sultano di gentire l'impero. Dopo la sconfitta del 1878, lo smembramento si era accelerato, e le province europee apparivano presto o tardi destinate a distaccarsi.

L'impero ottomano era di fatto, un mosaico formato da popolazioni cristiane (popoli slavi, greci, siriani, armeni) e musulmane (turchi, curdi, arabi). La dottrina dell'ottomanismo", che consisteva nel progetto di fonderli in una "nuova nazionalità", restò lettera morta, e venne soppiantata dopo il 1913 (in seguito alle sconfitte nei Balcani) dalla dottrina del "panturchismo" (o panturanismo), che considerava la razza turca superiore, e auspicava l'unione di tutti i popoli turchi, dal Bosforo alla Cina. Gli altri popoli dovevano essere o distaccati - il che stava per succedere agli slavi e al mondo arabo - o espulsi - sorte che attendeva i greci - o sterminati: gli armeni che formavano una "barriera" fra turchi ottomani e tatari di Azerbaigian dovevano essere eliminati, sacrificati sull'altare del pantuchismo.

L'esecuzione di un tale programma esigeva un'organizzazione forte e inesorabile. Il regime debole e corrotto del "sultano rosso" non poteva farsene carico. Pardossalmente, è all'insegna dell'uguaglianza fra i popoli dell'impero che scoppiò la rivoluzione del 1908, guidata dal Comitato Unione e Progetto (o Ittihad), che si sarebbe impegnato di lì a poco a condurre a termine il genocidio. All'inizio, alcuni armeni credettero alle idee liberali ed emancipatrici, fondate sul principio di laicismo, sviluppate dai dirigenti dell'Ittihad, che relegarono ben presto il sultano a un ruolo puramente simbolico. In quel contest gli armeni, come d'altronde le altre minoranze, ottennero uno statuto - del tutto teorico - di cittadini a tutti gli effetti, e nei sei vilayet la situazione apparve migliorare. Essi cominciarono a prendere sul serio le prime riforme, il che non mancò di suscitare qualche inquietudine fra i notabili turchi tradizionalisti.

Teatro del secondo massacro pianificato fu la Cilicia, nell'aprile del 1909, prima ad Adana (la città più grande), poi nel resto della provincia. Circa 30,000 le vittime, in due ondate di massacri, con un'evidente responsabilità dell'Ittihad nel secondo. Gli armeni non vollero vederci che un soprassalta dell'antico regime agonizzante, e le potenze europee non avevano interesse a montare l"affare".

Nello stesso modo in cui il sultano aveva costituito I reggimenti hamidies come struttura parallela, i Giovani Turchi misero in piedi, dopo l'agosto 1914, la temibile Organizzazione Speciale, diretta da due medici, Nazim e Behaeddin Chakir. Quest'ultimo tentò, invano, di convincere il principale partito armeno, il Dashmag, a formentare una rivolta antirussa nel Caucaso. La guerra era infatti scoppiata, e avrebbe fornito lo sfondo più favorevole per l'attuazione integrale del genocidio.

Dopo la fine del XIX secolo, Berlino aveva grandmente accresciuto la propria influenza nell'impero, ai danni di Parigi e Londra. Molto germanofino, Enver seppe convincere gli altri dirigenti turchi a entrare in guerra a fianco delle Potenze Centrali, contro Francia, Inghilterra e Russia. Fin dall'inverno 1914, egli si lanciò in una folle campagna contro la Russia nel Caucaso, che si risolve in un disastro totale. Il capro espiatorio fu subito trovato: gli armeni.

C'erano allora circa due milioni di armeni nell'impero ottomando, e circa un milione e mezzo in Russia. La guerra li trovava dunque in campi opposti per i secondi, battersi nell'esercito zarista era naturale. Per quanto riguarda gli armeni ottomai, la schiacciante maggioranza accettò il reclutamento e si arruolo nell'esercito. I Giovani Turchi non gliene sarebbero stati affatto grati, sfruttando invece al massimo il caso di qualche volontario passato al servio della Russia.

Già a partire dal gennaio 1915, il disarmo dei soldati armeni nell'esercito ottomano non lasciava presagire niente di buono per il futuro. Massacri sporadici dovevano confermare i timori. L'autodifesa degli armeni di van, minacciati da Djevded, cognato di Enver, e provvisioriamente salvati dall'avanzata dell'esercito russo, fu presentata come un'insurrezione. E fu proprio allora, con francesi e inglesi impegnati con le operazioni miltari, mentre tedeschi e austriaci erano alleati dei turchi, che le condizioni apparvero ideali per mettere in atto il piano di deportazione e di sterminio dell'intera popolazione armena.

La "grande retata", il cui inizio resta a segnalare la data commemorativa del genocidio, ebbe luogo nella capitale stessa. All'alba di sabato 24 aprile 1915, vennero arrestati i maggiori esponenti dell'élite armena di Costantinopoli; l'operazione prosegui l'indomani e nei giorni seguenti. In un messe, più di mille intellecttuali armeni, fra cui giornalisti, scrittori, poeti (come Daniel Varujan), e perfino deputati al Parlamento (come Krikor Zohrab, che si considerava intimo amico di Talaat), furono deportati verso l'interno dell'Anatolia e massacrati per strada; la nazione intera se ne trovò decapitata.

Dappertutto, nell'Anatolia orientale, si procedette secondo uno schema invariable. Si cominciava con I notabili, a cui venivano estorte ammissioni di colpa, per liquidarli poi fuori dai centri abitati. Seguiva l'ordine generale di deportazione per tutta la popolazione armena. Gli domini validi (a eccezione di quelli di età compresa fra i 20 e 40 anni, che corrispondeva ai militari, ormai disarmati e già lontani dalle famiglie) venivano ben presto separati dal gruppo e fucilati a qualche chilometro di distanza; nelle regioni più isolate gli eccidi si facevano anche sul posto.

Tutto questi massacri avvenivano sotto il pretesto id una cosiddetta deportazione provvisoria, destinata ad allontanare la popolazione civile dalle zone vicine al fronte. Le strade della deportazione erano accuratamente programmate, e il luogo di riunione doveva essere Aleppo, in Siria. Ma solo una piccola percentuale dei deportati vi arrivava, data le stragi causate dalle malattie, dalla fame, dalla sete, a cui si aggiungeyano le continue sevizie lungo la via: rapimenti, stupri, attacchi di bande armate, torture e uccisioni. In tre mesi, il grosso del "lavoro" era compiuto, e alla fine di luglio 1915 non resava praticamente più nessun armeno (da più di un milione...) nell'Anatolia orientale.

Era venuto il momento di passare alle province dell'ovest, in particolare alla Cilicia. La scusa della vicinanza del fronte non poteva più essere invocata, ma a questo punto importava poco. Da Aleppo, i sopravvissuti venivano inviati nei deserti della Siria o della Mesopotamia. Sulle rive dell'Eufrate, in Siria, il carnaio di Deir ez Zor è rimasto come il simbolo del calvario di un popolo: nel giugnoluglio 1916 Talaat aveva infatti dato l'ordine di finire gli ultimi armeni rimasti in vita. Alla fine del 1916 i soli sopravvissuti erano gli armeni di Costantinopoli e di Smirne, qualche raro nucleo risparmiato, e le circa 300.000 persone che avevano seguito l'esercito russo nella sua ritirata.

Come è naturale, quando si venne a sapere che deportazione significa massacro, i tentativi di resistenza si moltiplicarono, alcuni disperatamente inutili, altri riusciti. L'episodio più famoso è quello dei "Quaranta gironi del Mussa-Dagh", immortalata dal romanzo di Franz Werfel: nell'estate armeni, intere famiglie, resistette più di un mese e mezzo all'assedio dell'esercito turco e fu salvato dall'arrivo, al largo, di una nave francese che si accorse di una bandiera con la scritta "Christians in distress: rescue" ("Christiani in periolo: soccorso!).

La liquidazione dell'Armnenia occidentale non era tuttavia sufficiente per i piani panturchi. Approfittando della ritirata dell'esercito russo seguita alla rivoluzione del 1917, la Turchia lanciò un'offensiva contro l'Armenia orientale, e fu fermata in extremis da una straordinaria mobilitazione popolare di tutta la nazione, animata dal partito Dahmag, nella battaglia di Sardarabad (fine maggio 1918). Qualche giorno dopo, proprio questa Armenia orientale diventava la prima "Repubblica d'Armenia", e il 30 ottobre 1918 l'impero ottomano capitolava e firmava farmistizio di Mudros con gli Alleati.

La resa ottomana autorizzò molte speranze fra i sopravvissuti. E mentre a oriente la neonata repubblica si dibatteva in mezzo a spaventose difficoltà, interne ed esterne, la Conferenza di Pace sfociava, il 10 agosto 1920, nel trattato di Sevres, che sanciva l'esistenza, nella parte orientale dell'ex territorio ottomano, di uno stato armeno indipendente e di un Kurdistan autonomo, mentre il mondo arabo veniva posto sotto mandato franco-briannico.

Paradossalmente, queste condizioni favorevoli avrebbero finito per permettere il completamento del genocidio. Dopo Abdul-Hamid, dopo I Giovani Turchi in fuga, fu Mustafa Kemal a riprendere in mano il vessillo del nazionalismo turco, di cui una delle componenti implicava la liquidazione dei resti della presenza armena. Di fronte al pericolo bolscevico, egli se assicurò l'appoggio degli Alleati. Di fronte all'imperialismo franco-britannico, si assicurò invece l'appoggio bolscevico. Fu così in grado di ignorare il trattato di Sevres e di lanciare, all fine di settembre 1920, le sue truppe verso oriente, agli ordini del generale Karabekir che scalpitava per l'impazienza.

Avendo fatto ricorso alla stessa Organizzazione Speciale di sinistra memoria, l'esercito turco massacrò indistintamente tutta la popolazione armena delle zone appena attribuite all Repubblica d'Armenia, forzando quest'ultima ad accettare un armistizio a condizioni draconiane. In particolare, la caduta di Kars, a metà novembre, fu seguita da una carnefician totale. Per colmo di ironia, proprio in questo periodo il presidente americano Wilson rese pubblico il suo progetto di sistemazione dell'area, in cui attribuiva allo stato armeno delle frontiere di dimensioni impressionanti.

In modo più realistico, turchi e bolscevichi si accordarono nel 1921 sulle frontiere di una piccola Armenia sovietica mentre gli Alleati si preparavano a ratificare la fine di ogni presenza armena in Asia minore. Nella Cilicia sotto mandato francese, I sopravvissuti armeni erano ritornati, ma nello stesso anno 1921, la Francia ne svendeva il territorio alle nuove autorità turche, provocando l'esodo della popolazione non turca. In seguito ai successi militari turchi control I greci e all'incendio di Smirne, che può essere considerato come l'ultima tappa di questo processo di liquidazione (settembre 1922), la Conferenza di Losanna annullò nel 1923 gli accordi firmati a Sevres: le nozioni di "armeno" e di "Armenia" sono assenti dai protocolli.... Così fu avallata la pulizia etnica magistralmente operata dai turchi in Asia minore.

Oggi non restano là che pochè decine di migliaia fra greci e armeni, concentrati a Costantinopoli e sulla costa occidentale.

Del chi si è redatto il verbale che, previa lettura e conferma, viene approvato e sottoscritto.

IL PRESIDENTE
Dott. Gianni Marin

IL SEGRETARIO COMUNALE
Dott. Vito Messina